giovedì 20 marzo 2014

Il Lucentis: ciechi per colpa dello Stato


LOS FÁRMACOS QUE NO CURAN
Boligan


Il Lucentis: ciechi per colpa dello Stato

Crediamo di saper tutto, sullo scandalo dei farmaci contro la cecità, ma sappiamo ancora molto poco. Anche noi che l’abbiamo raccontato o commentato. Chi scrive questo articolo ne ha già parlato più volte alle radio e sui giornali, ma ogni giorno vengono fuori nuove informazioni, e dobbiamo porci nuove domande su come funziona la nostra Sanità e quale compito si dà la scienza farmaceutica verso gli uomini per il cui bene dovrebbe lavorare.
Adesso siamo arrivati alla fase delle testimonianze da parte delle vittime e delle reazioni da parte degli accusati. Tutto parte, come sapete, dalla maximulta di 160 milioni di euro, che l’Antitrust italiano ha inflitto a due grandi aziende farmaceutiche, produttrici di due farmaci contro la cecità. Uno costosissimo e l’altro economico. L’accusa sostiene che i due farmaci hanno la stessa efficacia, ma che le due aziende si son messe d’accordo per sabotare la vendita del più economico. E come? Impedendo che fosse registrato dal Minisitero tra i farmaci utili contro la cecità. E perché? La ditta che produce questo farmaco aveva interesse a far vendere l’altro, perché i suoi azionisti sono azionisti anche dell’altra. Questo dice di aver scoperto l’Antitrust, intercettando le email fra i dirigenti delle due ditte. Questo abbiamo scritto tutti, finora. Purtroppo non siamo stati smentiti. Lo speravamo. Ma non è accaduto, almeno finora. Adesso alcune farmacie protestano: “Siate più chiari, non parlate di “vendita”, noi non vendiamo quei farmaci, si trovano soltanto negli ospedali”. È vero. Le farmacie non c’entrano, c’entrano gli ospedali. Ma questo rende lo scandalo ancora più grave. Perché noi siamo abituati a pensare i medici come missionari, e gli ospedali come chiese. Pensiamo che l’ospedale che prende in cura un malato si pone come primo e unico obiettivo quello di guarirlo dalla malattia, non di depredarlo. E invece le testimonianze che vengono fuori ogni giorno, delle vittime e dei loro parenti, parlano proprio (finché non saranno smentite), di ricerca ostinata del guadagno sacrificando quel bene preziossimo che è la vista.
di Boligan

La moglie di un uomo che stava diventando cieco lo faceva curare col farmaco economico, con buoni risultati: l’uomo ci vedeva sempre di più. Poi scattò il veto: il farmaco economico fu proibito nell’ospedale, perché il Ministero non lo riconosceva, bisognava passare al farmaco costoso, che però era troppo costoso, e perciò la Regione non lo pagava né ai vecchi né ai bambini. Insomma, selezionava i pazienti. La signora scrive al Ministero. Nessuna risposta. Scrive all’organo di controllo dei farmaci. Nessuna risposta. Conclusione: il marito ha perso la vista. Gli è nata una nipotina, ma non la vede.
La signora usa un linguaggio “infamante” per uno Stato, ma non credo che possa essere incriminata. Dice: “In migliaia sono diventati invalidi al 100 % per colpa dello Stato”. Ora, ragioniamo: lo Stato siamo tutti. Siamo tutti colpevoli per quelle migliaia di ciechi totali? Vorrei che la signora avesse detto che quei malati, migliaia, che potevano essere guariti e invece son diventati invalidi totali, stanno sulla coscienza di coloro che han brigato e ottenuto che il farmaco economico fosse bloccato. Ma ci sono state diverse segnalazioni al Ministero, da parte di malati agli occhi e di oculisti, che informavano che il farmaco economico funzionava bene nei paesi dov’era usato, in America ha un grande successo, e dunque era saggio accettarlo in Italia. E qui c’è un altro problema: da noi, in Italia, tra cittadino e Stato non c’è contatto. Se il cittadino chiede, lo Stato ritiene suo diritto non rispondere. Ditemi voi se questa è democrazia. Anche l’Antitrust è Stato, e dunque una parte dello Stato ha scoperto e punito una porcheria commessa da un’altra parte dello Stato. Ma acciecare migliaia di uomini è una colpa che si espia pagando in euro? E sia pure milioni di euro? È tutta qui, la sanzione?
 Ferdinando Camon (Quotidiani locali del Gruppo "Espresso-Repubblica" 11 marzo 2014)
by Gianfranco Uber


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Delibera dell’Autorità del 27 febbraio: Roche e Novartis hanno posto in essere intesa restrittiva della concorrenza, contraria al diritto antitrust comunitario

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato comunica oggi, 5 marzo, attraverso una nota diffusa alla stampa, che nella riunione dello scorso 27 febbraio 2014 ha deliberato che i gruppi Roche e Novartis hanno posto in essere un’intesa restrittiva della concorrenza, contraria al diritto antitrust comunitario, nel mercato dei farmaci per la cura di gravi patologie vascolari della vista, sanzionando i due gruppi con oltre 180 milioni di euro (leggi il testo integrale del provvedimento).

Tra le malattie interessate dall’istruttoria spicca la degenerazione maculare senile, prima causa di cecità nei paesi industrializzati e di cui solo in Italia sono a rischio un milione di persone. Secondo l’Antitrust l’intesa ha avuto quale possibile conseguenza una maggior difficoltà nelle possibilità di cura per molti pazienti e un aumento della spesa a carico del Servizio Sanitario Nazionale stimata in 45 milioni di euro nel 2012, con possibili maggiori costi futuri fino a oltre 600 milioni di euro l’anno. Sia Novartis che Roche hanno respinto l'accusa sulla quale si fonda il provvedimento dell'Antitrust e hanno annunciato ricorso al Tar.

L’istruttoria è stata avviata nel febbraio 2013, dopo le segnalazioni ricevute da Aiudapds, un’associazione di cliniche private, e da SOI, Società Oftalmologica Italiana: al procedimento hanno chiesto e ottenuto di partecipare anche la Regione Emilia-Romagna e l’associazione di consumatori Altroconsumo.

Dalla documentazione acquisita – spiega ancora l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato – è emerso che le capogruppo Roche e Novartis, anche attraverso le filiali italiane, hanno concertato sin dal 2011 una differenziazione artificiosa dei farmaci Avastin e Lucentis, presentando il primo come più pericoloso del secondo e condizionando così le scelte di medici e servizi sanitari.

Avastin è un prodotto che è stato registrato per la cura del cancro, ma dalla metà degli anni Duemila è stato utilizzato in tutto il mondo anche per la cura di patologie vascolari oculari molto diffuse; Lucentis è un farmaco basato su una molecola in tutto simile a quella di Avastin, ma è stato appositamente registrato (da Genentech negli USA e da Novartis nel resto del mondo) per le patologie della vista, fino a quel momento curate con Avastin. La differenza di costo per iniezione è significativa:  Avastin ha un costo pari al massimo a 81 euro, mentre il costo di Lucentis risulta attualmente pari a circa 900 euro (in precedenza, peraltro, il costo superava i 1.700 euro).

A fronte del rischio che le applicazioni oftalmiche di Avastin, vendute a un prezzo molto meno alto, ostacolassero lo sviluppo commerciale del ben più caro Lucentis, Roche e Novartis avrebbero quindi, secondo l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, “posto in essere una complessa strategia collusiva, volta a ingenerare tra i medici curanti e più in generale il pubblico timori sulla sicurezza del primo. Tali attività sono proseguite e sono state anzi intensificate quando da una serie sempre maggiore di studi comparativi indipendenti, e pertanto non controllabili dalle imprese, è definitivamente emersa l’equivalenza dei due farmaci”.

L’Antitrust propone poi una spiegazione economica delle condotte delle due società: riferibile ai “rapporti tra i gruppi Roche e Novartis: Roche, infatti, ha interesse ad aumentare le vendite di Lucentis perché attraverso la sua controllata Genentech – che ha sviluppato entrambi i farmaci – ottiene su di esse rilevanti royalties da Novartis. Quest’ultima, dal canto suo, oltre a guadagnare dall’incremento delle vendite di Lucentis, detiene una rilevante partecipazione in Roche, superiore al 30%”.

Non è stata invece ritenuta responsabile dell’illecito la controllata di Roche, la società californiana Genentech.

In considerazione della particolare gravità dell’illecito, l’Autorità ha comminato al gruppo Novartis una sanzione di  92 milioni di euro e al gruppo Roche una sanzione di 90,5 milioni di euro, per un totale di oltre 180 milioni di euro.(fonte)


CUENTA OSPITALARIA
by Boligan

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Il profitto mette a rischio la sicurezza dei malati

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